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Costruzione modulare 3D: come si produce un edificio su una linea di montaggio

Pubblicato il
1 Ottobre 2026
In questo articolo:

Nel 2015, all’aeroporto di Malpensa, Wood Beton ha testato per la prima volta un sistema costruttivo in cui le stanze di un albergo non si costruivano in cantiere: arrivavano già fatte. Erano moduli tridimensionali prodotti in stabilimento, a Corzano, in provincia di Brescia, e montati sul posto. È il sistema che l’azienda chiama “Sistema Moxy”, dal nome degli hotel per cui è stato impiegato. Da lì è partita un’esperienza di costruzione modulare 3D che Wood Beton considera un esempio di industrializzazione spinta.

Costruzione modulare 3D: come si produce un edificio su una linea di montaggio

Cos’è un modulo tridimensionale

Un modulo tridimensionale è una porzione di edificio prodotta per intero in fabbrica. Nel sistema Moxy la struttura è in X-lam e il modulo esce dallo stabilimento completo di finiture e impianti integrati.

I moduli formano un sistema scatolare, “impacchettato”. Vengono trasportati in cantiere, sollevati nella posizione finale e collegati impiantisticamente agli altri moduli e alle dorsali dell’edificio. Non sono semplici contenitori appoggiati uno sull’altro: le loro pareti hanno funzione portante e costituiscono l’appoggio per i solai di interpiano dell’intero edificio.

Una linea di produzione, come nell’automotive

La produzione dei moduli segue la logica della catena di montaggio delle automobili. I moduli avanzano su una linea di produzione e il controllo diventa di tipo industriale.

Ogni elemento è tracciato attraverso un QR code. È un dettaglio che si nota poco in fase di costruzione e molto dopo. Il manutentore che deve intervenire, o chi a fine vita dell’edificio vuole ricostruire la storia di un componente, trova tutte le informazioni su quello specifico elemento, dal momento della produzione fino alla dismissione.

Moduli 3D ed elementi 2D insieme

Un edificio interamente fatto di scatole non è sempre la soluzione migliore. Nel sistema Moxy ai moduli tridimensionali vengono collegati in cantiere elementi prefabbricati bidimensionali in legno: pareti e solai.

Anche questi arrivano ad alto grado di finitura. I solai hanno già il controsoffitto, con la diramazione per l’impianto di rilevazione fumi e lo strato isolante necessario al potere fonoisolante della partizione, e un massetto a secco superiore preaccoppiato a uno strato isolante contro i rumori da calpestio. Le pareti divisorie delle camere e le pareti di facciata sono setti in X-lam prefiniti in stabilimento; quelle di facciata arrivano già con i serramenti.

Il calcestruzzo dove serve

Il sistema non è solo legno. Accanto alla struttura in X-lam lavorano porzioni in cemento armato, anch’esse prefabbricate, realizzate da Camuna Prefabbricati: fondazioni, travi e pilastri, che formano strutture intelaiate in parte tridimensionali e in parte bidimensionali, e i vani scala e ascensore.

La prefabbricazione delle fondazioni, in particolare, accorcia nettamente i tempi, riduce i costi di cantiere e limita il ricorso a manodopera specializzata. È l’ibridazione dei materiali applicata al sistema intero: legno e calcestruzzo combinati per sfruttare le caratteristiche di ciascuno.

Dove è stato applicato

Dopo Malpensa, tre anni più tardi è stata la volta di Linate. Poi l’Europa: Londra, Aberdeen, Edimburgo, Glasgow, Oslo, Vienna, Copenaghen, Monaco di Baviera, Francoforte, Berlino e Parigi sono alcune delle città in cui il sistema è stato impiegato.

Dagli hotel alle case: il problema della flessibilità

Un albergo è un edificio molto ripetitivo: tante camere uguali, pochi scostamenti. Le abitazioni no. Giovanni Spatti, Amministratore Delegato di Wood Beton, lo spiega così: «Quando si progettano alberghi, il tema della flessibilità non è centrale, mentre diventa un requisito fondamentale nell’edilizia residenziale. Per questo, nella realizzazione di abitazioni abbiamo messo a punto un sistema che abbina elementi bi e tridimensionali.»

In Easy Build 3D®, il sistema per palazzine pluripiano sviluppato da Wood Beton, il modulo tridimensionale compare solo al livello più avanzato di industrializzazione, e non riguarda l’intero alloggio. È il cosiddetto Wet Box: il modulo che ospita bagno e cucina, cioè i locali in cui si concentrano impianti e finiture e dove, tipicamente, il cantiere tradizionale incontra più problemi.

Il Wet Box poggia su un basamento realizzato con lo stesso tegolo della struttura, con la forometria per gli impianti già predisposta in stabilimento. Ha pareti leggere con montanti e guide in acciaio e lastre in gessofibra, controsoffitto, impianto idraulico ed elettrico, cavedio tecnico, e può arrivare in cantiere anche con parte dell’arredo. Il resto della casa si compone con scheletro strutturale e pareti, liberamente.

Chi cerca invece una cellula bagno completa come prodotto a sé può approfondire la pagina dedicata ai bagni prefabbricati.


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