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Costruzione a secco: giunti meccanici, smontabilità e fine vita degli edifici

Pubblicato il
1 Ottobre 2026
In questo articolo:

In un cantiere tradizionale buona parte del lavoro dipende da materiali che devono indurire: getti, malte, riempimenti. Si posa, si aspetta, si prosegue. La costruzione a secco toglie di mezzo questa attesa e, con lei, qualcosa di meno ovvio: il carattere definitivo dell’unione tra un elemento e l’altro.

Costruzione a secco: giunti meccanici, smontabilità e fine vita degli edifici

Cosa significa costruire a secco

Un sistema costruttivo a secco unisce gli elementi senza acqua e senza materiali che abbiano bisogno di consolidarsi dopo la posa. Il collegamento è affidato a giunti meccanici.

Nei sistemi Wood Beton questi giunti non sono generici. Vengono progettati e calcolati in funzione delle caratteristiche della struttura e della destinazione d’uso, e la loro forma è studiata perché il collegamento tra elementi prefabbricati sia semplice e veloce. Nel sistema Easy Build 3D®, per esempio, lo scheletro di travi, pilastri e solai si assembla attraverso nodi di fissaggio meccanici, compreso il nodo trave-pilastro, realizzati interamente a secco.

Un giunto che si può regolare

Il giunto meccanico ha un vantaggio pratico che si apprezza soprattutto sull’esistente: consente regolazioni.

Nella riqualificazione di una palazzina degli anni ’70-’80 a Corte Franca, in provincia di Brescia, Wood Beton ha applicato pannelli prefabbricati in X-lam con il sistema Rhinoceros-Wall®. Il montaggio è stato pensato interamente a secco, senza getti integrativi. Questo ha garantito la smontabilità della struttura e, insieme, tutte le regolazioni di verticalità e di centraggio delle aperture: un dettaglio decisivo quando si lavora su un edificio esistente.

Un sistema di questo tipo presuppone precisione a monte. In un contesto manifatturiero le tolleranze si misurano in millimetri, non in centimetri come nell’edilizia tradizionale, e ogni elemento viene disegnato sapendo già con cosa si collegherà.

Un edificio che si può smontare

Qui la costruzione a secco smette di essere solo una tecnica di montaggio. Se gli elementi sono uniti meccanicamente, possono anche essere separati. L’edificio diventa smontabile, e questo apre al riuso della struttura a fine vita.

Le conseguenze sono di due tipi. Da un lato l’edificio si adatta meglio nel tempo a esigenze nuove, perché modificarlo non significa demolirlo. Dall’altro, parte dei suoi elementi può essere recuperata e impiegata in nuove costruzioni. Il livello di circolarità della struttura aumenta.

Un esempio concreto viene dall’area che nel 2015 ha ospitato l’Esposizione Universale di Milano, oggi sede di MIND – Milano Innovation District. Qui Wood Beton, in Associazione Temporanea di Imprese con Gianni Benvenuto ed Enrico Colombo e con la collaborazione di Camuna Prefabbricati, ha realizzato tre laboratori tecnologici temporanei, gli Incubator Labs, per Fondazione Human Technopole. Sono edifici in legno, calcestruzzo e acciaio, composti da elementi tridimensionali prodotti in stabilimento. Proprio perché temporanei, sono stati concepiti per essere smontati e riutilizzati per altri usi e in altri contesti.

Leggerezza strutturale

L’altro effetto del lavoro a secco, combinato con l’ottimizzazione degli elementi, è la leggerezza. Nella soluzione interamente in calcestruzzo, una struttura realizzata con Easy Build 3D® ha un peso proprio inferiore a 350 kg/m², contro i 650-700 kg/m² di una struttura tradizionale in calcestruzzo. Spessori contenuti significano meno materiale impiegato per ottenere le stesse prestazioni.

Sull’esistente, la leggerezza ha anche un risvolto sismico. A Corte Franca la vecchia copertura è stata sostituita con una soluzione leggera e isolata in legno, che ha ridotto le masse sismiche e restituito piena portata all’ultimo impalcato.

Materiali che arrivano da altri cicli

La logica circolare non riguarda solo lo smontaggio. Riguarda anche l’origine dei materiali.

Nell’intervento di riqualificazione energetica del complesso residenziale di Aler Milano in via Russoli, realizzato con A2A Calore e Servizi, l’involucro è formato da pareti prefabbricate in legno, prefinite in stabilimento, con interposto un isolante vegetale: la lolla di riso, fornita dalla società RiceHouse. Lo scarto di una lavorazione agricola diventa materia prima per un componente edilizio.

Nella stessa direzione va la ricerca in corso in Wood Beton su un nuovo sistema bi e tridimensionale a secco e smontabile, che prevede l’impiego di inerti da riciclo.

Cosa resta da fare in cantiere

Quando il sistema a secco arriva al livello più alto di industrializzazione, il lavoro in opera si riduce a poco. Nel terzo livello di Easy Build 3D®, con strutture, tamponamenti e moduli tridimensionali già completi di impianti e finiture, in cantiere restano gli allacci alla rete impiantistica generale, i pavimenti e le pitture.


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